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Separazione: quando chiedere aiuto a uno psicologo?

“La nostra vita inizia e finisce con una separazione e ogni cambiamento, ogni crescita implica un processo di separazione. Nel quotidiano della nostra cultura la parola separazione può fare paura. Quando la perdita e il vuoto relazionale sono la figura, la separazione è lancinante. Ma quando la novità e l’eccitazione cominciano ad emergere come figura, la separazione può essere opportunità e possibilità di crescita e può costituire lo sfondo di una spinta verso il futuro” (Margherita Spagnuolo Lobb)

La separazione è un processo doloroso per tutti gli interessati e passare attraverso la rottura di un legame di coppia è sempre un evento difficile perché coinvolge numerosi e differenti aspetti della propria vita, rischiando di mettere in discussione molte delle sicurezze che con il tempo si era cercato di costruire. La separazione è spesso l’esito della sopportazione di un pesantissimo paradosso: da un lato, cercare di sostenere la situazione il più possibile e rinunciare alla tranquillità che si è progressivamente costruita all’interno della coppia – valore che può sembrare irrinunciabile – sembra difficilissimo; dall’altro andare incontro alla ricerca di una nuova condizione, più conforme ai propri bisogni e alle istanze affettive ed emotive, si configura come un’esigenza altrettanto vitale.

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Nella chiusura, i partner affrontano la stessa sofferenza: il dolore del distacco da chi è stato importante, da una relazione che un tempo era speciale, da quello che poteva essere e non è stato o non è più, il senso di fallimento per il progetto interrotto, il senso di vuoto per lo spazio che l’altro lascia, uno spazio reale, concreto e uno interiore, affettivo. Per entrambi c’è il senso di perdita. Il percorso della separazione non è, perciò, tanto diverso da quello del lutto anche se la perdita della persona è solo sul piano affettivo con sentimenti di stupore, protesta, disperazione, rabbia, tristezza, rassegnazione e accettazione sia perché sono in gioco atteggiamenti affettivi, cognitivi, sociali, ma anche per aspetti più concreti, come quelli economici, tutt’altro che secondari.

L’esperienza vissuta dal partner che subisce la separazione, proprio come il lutto, si articola in varie fasi (Bowlby 1979, Oliverio Ferraris 1997):

1- Fase di negazione: il partner che viene lasciato rifiuta la realtà dei fatti e cerca in tutti i modi di recuperare la relazione interrotta. Spesso usa i figli come tramite tra lui e il partner, inviando messaggi di riappacificazione e di implorazione a tornare insieme. Le emozioni prevalenti sono l’angoscia e la collera, che possono essere seguite dal desiderio di punizione e di vendetta. L’odio rimane il sentimento che lega i due partner, spesso con la stessa forza con cui li aveva uniti l’amore.

2- Fase della resistenza: gradualmente il coniuge acquista consapevolezza della fine del proprio rapporto coniugale. La rabbia per l’abbandono subito può essere riversata sul partner oppure trattenuta dentro di sé. Scontri e conflitti si inaspriscono per il rifiuto di concedere la separazione al partner. Ricatti, accuse, inganni, implorazioni sembrano essere l’unico modo per mantenere un rapporto con il coniuge.

3- Fase della depressione: in questa fase l’individuo prende atto dell’irreversibilità della situazione. Questo comporta un periodo di dolore, di scoraggiamento e di forte delusione.

4- Fase dell’accettazione: gradualmente l’esperienza della separazione viene elaborata e i sentimenti dolorosi legati all’abbandono si affievoliscono. E’ ora possibile guardare verso il futuro ed elaborare un progetto di vita separato da quello del partner.

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Elaborare una separazione è, però, spesso un processo difficile e per questo l’intervento di uno psicologo può essere un aiuto fondamentale. Ogni separazione è un caso a sé: la fine di una relazione violenta o psicologicamente pesante può essere accolta da alcuni come un sollievo. Molti invece restano scioccati da una decisione che non si aspettavano, poiché uno dei due può manifestare l’intenzione di mettere fine a una storia che per l’altro funziona ancora.

C’è quindi chi ha messo fine a una storia che non desiderava più e magari ha già dato inizio ad un’altra relazione e chi invece sta ancora tentando di venire a patti con il fatto che la relazione più importante della sua vita sia davvero finita. Questa persona non sarà giustamente ancora in grado di elaborare da sola il lutto, di disinvestire dalla relazione precedente e di iniziarne altre. Può rimanere bloccata, incapace di accettare la fine di una convivenza per sempre, desiderando – o aspettandosi – che il compagno o la compagna ritorni. Accettare la realtà della nuova situazione può d’altro canto tradursi nella necessità di superare sentimenti di rabbia, turbamento e pena. Chi lascia può, invece, provare sentimenti negativi di colpa o di risentimento nei confronti del partner che non ha risposto alle sue esigenze. Il partner che desiderava far vivere la relazione può aver investito molta energia nel cercare di far funzionare il rapporto e sentirsi a pezzi nel momento in cui si rende conto che il tutto è stato vano.

Per affrontare tutte queste fasi può, pertanto, rendersi utile un percorso di supporto psicologico grazie al quale la persona può imparare a comprendere come una perdita dolorosamente vissuta e profondamente elaborata può, invece, creare le condizioni per il riconoscimento di se stessi e per una rinascita interiore. Dopo gli eventi negativi e le sofferenze passate, infatti, potrà guardare al precedente matrimonio o alla precedente relazione con maggiore distacco, con uno sguardo nuovo, sapendo cogliere con maggiore consapevolezza gli aspetti che hanno portato prima all’innamoramento e poi alla rottura con il precedente partner.