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Problemi di Coppia: quando chiedere aiuto a uno psicologo?

“Spesso non si parla per timore delle reazioni. Eppure si ferisce di più con l’omissione, l’indifferenza: espressioni della forma del più terribile disprezzo.” (Paolo Crepet)

“E vissero tutti felici e contenti…”. Qualunque storia d’amore che si rispetti raccontata in libri, fiabe, film ecc. termina con un finale decisamente positivo. Si passa dalla prima fase dell’innamoramento, alla convivenza, al matrimonio, a qualche discussione / difficoltà / tradimento fino a giungere all’eclatante gesto finale che pone fine a qualunque problema e riporta la coppia ad una condizione di amore eterno.

Nella vita reale non sempre però il proprio partner diventa Richard Gere che, indossando la divisa, prende la sua “Paula” in braccio e la porta via con sé per iniziare una vita insieme o Julia Roberts che, con un monologo strappalacrime, dimostra al suo uomo che finalmente ha messo in ordine la sua vita ed è pronta per passarla insieme a lui. Nella vita reale, purtroppo, capita che la coppia viva dei problemi o delle discussioni sempre più frequenti che non si riescono a superare. A volte capita che si arrivi al punto di rottura definitivo dopo un periodo di crisi più o meno lungo: nel 2016, l’ultimo rapporto Istat contava in Italia circa 99 mila divorzi e 100 mila separazioni, dato decisamente spaventoso.

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La parola crisi, dunque, può essere intesa sia nel senso di grave incertezza, instabilità e difficoltà in relazione all’accumularsi di conflitti irrisolti che i partner non hanno saputo gestire (Gestalt inconcluse) e che si ripresentano costantemente secondo contenuti differenti, ma anche come momento di passaggio che richiede scelte non più rinviabili ed offre la possibilità di una loro gestione consapevole ed adeguata per entrambi i partners, diventando un momento di transizione che può diventare opportunità di crescita ed essere sinonimo di evoluzione, cambiamento.

Nella ricerca dei motivi della crisi possiamo individuare tre aree sensibili ed un fattore di facilitazione da cui può nascere un disagio che si colloca al di là delle dinamiche fisiologiche   comuni ad ogni coppia.

In primo luogo, l’input scatenante la crisi potrebbe essere individuato nella violazione del contratto di coppia, spesso implicito. Sappiamo che in ciascuno la scelta del partner comprende la risposta a profondi bisogni personali di cura e affiliazione ma anche a disponibilità all’accudimento e all’accoglienza dell’altro. I contratti impliciti possono evolvere ma anche restare bloccati in una dimensione senza tempo, diventando per qualcuno gabbie ormai inadeguate mentre continuano – per l’altro – a costituire motivi di sicurezza.

In secondo luogo, riveste sicuramente un ruolo fondamentale l’uscita di uno o di ambedue i partner dalla famiglia di origine, quando atteggiamenti e comportamenti che caratterizzano l’ingombrante legame che perdura, minacciano o comunque ad appesantiscono il rapporto a due o, addirittura, ne hanno impedito l’autentico sviluppo quando la carente o pessima qualità degli accudimenti e dei conseguenti vissuti primari inficia strutturalmente la capacità di intimità con l’altro.  Molte persone permangono, inoltre, nella primaria condizione di figli e, per tali motivi, possono vivere, nella coppia, una relazione con il partner inficiata ed immatura, con difficoltà talvolta anche gravi.

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Infine, il focus della crisi potrebbe risiedere anche nelle scelte di crescita personale che uno dei due soggetti introduce per una maturazione individuale producendo dei cambiamenti improvvisi in un rapporto ormai consolidato attraverso comportamenti di autonomia del tutto inattesi per il partner e, da questi, considerati estranei e impropri alla relazione. Non dimentichiamo, inoltre, che i forti stress che sconvolgono la vita individuale e rendono meno sicuri di sé i soggetti (malattie invalidanti, tracolli economici, perdita del lavoro ritenuta irrimediabile, catastrofi naturali, la nascita di un bambino disabile ecc.) possono concorrere a creare una crisi nella coppia altrimenti improbabile.

Ma… nonostante le difficoltà che la coppia vive, scegliere di intraprendere un percorso psicologico di coppia può essere vissuto comunque come un passo molto grande, in quanto comprende l’ammissione che le cose non stanno andando bene e, questa ammissione, spesso, può risultare per entrambi spaventosa e destabilizzante.  Lo studio di uno psicologo è spesso, però, un luogo protetto e sicuro dove svelare processi disfunzionali e poco costruttivi per la coppia che fino a quel momento ha provato, senza successo, a modificare il proprio stile conflittuale senza però riuscirvi.

A volte, la bellezza di questo tipo di percorso inizia con la stanza stessa che può diventare un luogo sicuro per portare avanti discussioni pesanti e difficili mentre lo psicologo, con una presenza calda e accogliente, può aiutare la coppie a superare le paure di aprirsi e raccontare qualcosa di sé all’altro. In generale, un percorso psicologico può favorire la ricerca di soluzioni creative per la coppia, da poter sperimentare insieme, finché non si arriva a compromessi più soddisfacenti o addirittura alla sintesi.

E’ comunque importante per lo psicologo il movimento che si attiva da parte di entrambi i partner e poter riconoscere quando è costruttivo o quando è distruttivo per la coppia, in modo da poter decidere dove si vuole andar: se verso la ri-costruzione della coppia su nuove basi o verso la sua distruzione. Ovviamente lo psicologo non lavora affinché le coppie si lascino, ma piuttosto perché queste possano restare insieme e insieme essere più soddisfatte. Ovviamente, affinché la coppia resti insieme, deve essere questa la volontà di entrambi i partner quando iniziano un percorso di coppia e – se uno dei due vuole andare nella direzione opposta – non è possibile modificare tale volontà ma si può comunque lavorare affinché la separazione non lasci troppe questioni in sospeso prima di tutto con se stessi e poi con l’altro.