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Lutto, Eventi Traumatici: quando chiedere l’aiuto di uno psicologo?

“La vita è un arcobaleno che include anche il nero” (Y. Yevtushenko)

Trauma, perdita e lutto hanno un comune denominatore: la sofferenza. La vita anche per le persone più fortunate include l’esperienza della sofferenza che condiziona le nostre aspettative future o le dissolve dolorosamente. La sofferenza riduce la nostra capacità di reazione e, in situazioni estreme, è talmente dominante da opprimere i nostri cuori e soffocarci.

La sofferenza è un vissuto causato da ogni circostanza che porta il sistema nervoso di un individuo a logorarsi, tingendo ogni cosa con sfumature scure e spente. Nel trauma e nella perdita, anche se ci accorgiamo di aver sofferto per un evento “atipico”, non sempre ci rendiamo conto delle sue ripercussioni sul nostro corpo, neanche del processo di assimilazione dell’esperienza necessario e nemmeno che la situazione coinvolge chiunque e qualsiasi cosa ci circondi. Uno degli elementi comuni è la sorpresa. Se veniamo improvvisamente licenziati, se un nostro amico subisce una violenza, se un parente stretto muore o se ci viene diagnosticata una malattia, la sofferenza è amplificata dall’effetto “sorpresa” che si aggiunge al dolore. Un dolore improvviso è molto più acuto di un dolore previsto. La sofferenza perde, infatti, una parte di intensità quando lo stupore diminuisce.

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La sofferenza viene, inoltre, acuita da un cambiamento di abitudini e questo passaggio è spesso molto doloroso perché vorremmo continuare con il nostro stile di vita ma non è possibile. Un terzo fattore comune è la repulsione stessa della sofferenza, sofferenza causata dal lutto che ci ha travolti e autocommiserazione, causata dall’ingiustizia che sentiamo di aver subito. Nonostante molte situazioni ed eventi non dipendano da noi, c’è qualcosa che è in nostro potere: la nostra modalità di reagire di fronte a ciò che accade. Diceva Epitteto: “non desiderare che gli eventi accadano nel modo in cui speri, ma desidera che, qualsiasi cosa accada, tu sia in grado di cavartela bene”.

Vediamo ora più da vicino come possiamo definire queste tre modalità di sofferenza:

Trauma: Il termine trauma psicologico non è utilizzato solo per indicare un evento che minaccia seriamente il benessere, o addirittura la vita stessa, di una persona ma viene anche riferito alle conseguenze che questo evento ha sugli atteggiamenti dell’individuo o sulla sua vita emozionale. La psichiatria definisce il trauma come una esposizione diretta o indiretta ad una reale o potenziale minaccia di morte o all’integrità fisica della persona e implica intensa paura, sensazione di non essere più in grado di esercitare il controllo e terrore – caratteristiche del Disturbo Post-Trumatico da Stress come da DSM 5.

Perdita: Il termine perdita è utilizzato per indicare l’atto di perdere qualcuno/qualcosa ed esprime morte, decesso, scomparsa, cordoglio ma anche deterioramento, danno e menomazione. Non sempre perdita si connette, quindi, al significato di morte anche se, in questo caso, parleremo di lutto come di una perdita importante legata alla morte.

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Lutto: Il lutto è un processo unico che non segue criteri universali; è dinamico e cambia da persona a persona, tra famiglie, culture e società. Può portare alla perdita delle reti sociali e di molte delle tradizionali risorse a disposizione della persona che soffre. Si associa a problemi di salute, con un rischio di depressione quattro volte maggiore nel primo anno. Inoltre, quasi la metà delle persone colpite da un lutto, soffre di ansia generalizzata e attacchi di panico nel primo anno e viene incrementato l’uso e l’abuso di alcol e farmaci. Infine, aumenta il rischio di morte a causa di problemi cardiaci o suicidio. Il lutto dipende anche dalle caratteristiche delle persone che stanno soffrendo: la loro situazione personale e il loro passato; chi è per loro la persona morta, la causa e le circostanze del decesso, le relazioni socio-familiari e le tradizioni sociali, religiose ecc. del contesto in cui si vive. Per capire meglio cosa accade all’interno di una persona colpita da un lutto, possiamo dividere il processo in diverse fasi:

  • Lutto avanzato: periodo caratterizzato da shock iniziale della diagnosi e dalla negazione di fronte alla morte imminente. Per i parenti stretti si evidenziano ansia e paura, insieme al bisogno di prendersi cura della persona malata.
  • Lutto acuto: momento molto intenso, caratterizzato da uno sconvolgimento sul piano psicologico, con blocco emozionale, paralisi psicologica, confusione e incredulità rispetto a ciò che sta accadendo.
  • Lutto prematuro: dal momento della scomparsa e sino ai tre mesi successivi circa è il periodo della negazione, della ricerca della persona deceduta, di scoppi di rabbia, dolore e profonda sofferenza.
  • Lutto intermedio: da tre mesi sino ad alcuni anni dopo la scomparsa è un periodo a metà strada, dove l’individuo non è più “protetto” dalla negazione dei primi giorni. Nel ritorno alla vita quotidiana si diventa progressivamente consapevoli della realtà della propria perdita (anniversari, festività, vacanze ecc…). Questo è anche un periodo di solitudine, isolamento e di pensieri ossessivi dove vi è la necessità di riscoprire vecchi modelli comportamentali. È un processo tanto doloroso quanto risolutivo che si accompagna alla consapevolezza che la persona amata non ritornerà. Verso la fine di questo periodo, diventano più frequenti periodi di “normalità” e l’attività sociale riprende, permettendo anche all’individuo di gioire di eventi di vita senza sentirsi in colpa.
  • Lutto successivo: da uno a quattro anni dopo la perdita, la persona può costruire un nuovo stile di vita e iniziare a pensare al futuro e non solo al passato. Il vissuto di solitudine permane anche se non in maniera invalidante.
  • Lutto latente: con il tempo, la persona può soffrire un lutto latente, più leggero e meno doloroso, che può essere scatenato in ogni momento da stimoli che richiamano la perdita (è questa comunque una condizione non patologica).

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Come abbiamo visto, trauma, perdita o lutto scatenano una situazione di estrema frustrazione e profonda sofferenza. L’ambiente abituale è vuoto, scuro e privo di interessi. Questo processo spezza in primo luogo la percezione e la sensazione del tempo. Il primo compito dello psicologo sarà pertanto quello di lavorare con la persona sulla linea temporale per poter poi lavorare sul vuoto che si è creato e sulle relazioni da riequilibrare con chi è rimasto. Lo psicologo accompagna in questo percorso naturale, sostenendo la persona ad affrontare la sofferenza fino a “ritrovare i colori della vita includendo il nero”.

Il benessere include necessariamente dolore, sofferenza e problemi: sono parte della vita. Ma come accettiamo il dolore? Nell stesso modo in cui impariamo a parlare, camminare, fare progetti o entusiasmarci. Traumi, perdite e lutti non hanno età: possono sorprenderci nel corso della nostra vita o in una sua fase qualsiasi. I primi grandi drammi sono spesso anche i peggiori da affrontare, non perché svilupperemo poi una insensibilità all’ansia ma semplicemente perché possiamo imparare a difenderci. Nessuno può infatti evitare la sofferenza, in queste situazioni: la chiave è come rapportarsi con essa.