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Bullismo e Cyberbullismo: quando chiedere aiuto a uno psicologo

“Ho smesso di mangiare perché mi chiamate grassa. Ho cominciato a truccarmi perché mi chiami brutta. Ho iniziato a leggere perché mi dici che sono stupida. Salto la scuola perché mi avete detto che è da sfigati. Piango ogni giorno perché ogni giorno è un incubo” (web)

Nel 1984 lo scrittore di fantascienza William Gibson pubblica Neuromancer, un romanzo ambientato in un ipotetico mondo del futuro in cui uomini e computer si fondono a creare un’unica realtà “sociale”, un unico spazio virtuale quasi indipendente dalla realtà fisica che l’autore descrive con il termine cyberspazio, in quest’opera per la prima volta impiegato. A trent’anni di distanza, alcuni degli scenari descritti da Gibson non sembrano più appartenere alla sola dimensione del romanzo di fantascienza e concetti quali “cyberspazio” e “realtà virtuale” sono divenuti centrali nelle riflessioni sulla nostra società.

bullismo su internet: chiedere aiuto a uno psicologo a Cagliari e lecco

In questi anni, infatti, stiamo assistendo ad uno sviluppo sempre maggiore delle tecnologie dell’informazione, che hanno così innovato la realtà sociale del terzo millennio da indurre a parlarne nei termini di una vera e propria rivoluzione che, iniziata con le prime fasi di sviluppo dell’informatica e proseguita, poi, con l’avvento delle reti telematiche, ha contribuito all’emergere di nuovi modelli economici, sociali e culturali e alla nascita di quella che è stata brillantemente definita come “società in rete”. La tendenza alla digitalizzazione delle informazioni si è, infatti, nel tempo accompagnata allo sviluppo di una dimensione interattiva del medium informatico, in grado di trasformare l’ambiente virtuale in un vero e proprio spazio sociale che facilita la nascita di relazioni effettive e potenziali all’interno di nuovi spazi che sono “virtuali” nella loro natura ma che, spesso, divengono “reali” nelle conseguenze che producono.

Una virtualità reale fondata su un sistema di comunicazione “…in cui le apparenze non sono solo sullo schermo attraverso cui l’esperienza viene comunicata, ma divengono esperienza”. E’ ormai risaputo che le attività criminali si avvalgono, al pari di quelle legali, di tutte le opportunità offerte dallo sviluppo delle nuove tecnologie dell’informazione. Se è vero che non è la rete tout court a dover essere demonizzata, ma il suo utilizzo a scopi devianti a doverne essere censurato, è possibile rilevare alcuni dei fenomeni devianti tipici dell’era dell’informazione caratterizzata, per un verso, dall’emergere di nuove fattispecie criminali, in cui le tecnologie informatiche rappresentano al contempo lo strumento e l’obiettivo della condotta illecita (computer crime), e, per un altro, dalla metamorfosi di alcuni crimini tradizionali che grazie all’ausilio di questi nuovi media hanno assunto configurazioni per certi aspetti inedite (computer related crime).

Al di là delle precisazioni terminologiche, il dato che emerge è l’esistenza di un sottile filo rosso che unisce realtà criminali spesso assai diverse fra loro, ma accomunate dalla possibilità di uscire dai confini del “reale” per inserirsi nel nuovo spazio virtuale, del quale sfruttare tutte le potenzialità. Anonimato, carattere volatile delle informazioni, ridefinizione dei limiti spaziotemporali, dimensione transnazionale dei comportamenti, sono tutti fattori chiave per comprendere l’importanza rivestita dalla “rivoluzione informatica” nel delinearsi della “nuova criminalità”.

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Il bullismo elettronico (cyberbullying) è un fenomeno descritto dalla ricerca internazionale soltanto a partire dai primi del XXI secolo. Nonostante la sua novità, i ricercatori hanno notato come il bullismo virtuale sia molto diffuso ed in velocissima espansione. Ma cosa si intende esattamente per cyber bullismo e quali sono le caratteristiche che lo differenziano dal bullismo tradizionale? Il quadro di riferimento che potrebbe fornire la matrice di interpretazione del fenomeno, dovrebbe essere rintracciato da un lato, come suddetto, nel cambiamento del contesto sociale e del modello di società, dall’altro nel rapporto che i giovani intrattengono con le nuove tecnologie comunicative.

Il bullismo è un fenomeno che si manifesta in vari modi ma, con l’avanzamento delle nuove tecnologie, il suo modo di manifestarsi si è evoluto facendosi strada attraverso i mezzi di comunicazione ed è per questo che oggi si parla anche di cyberbullying, cioè cyberbullismo. Infatti, il cyberbullismo viene considerato un’evoluzione del bullismo tradizionale ma, pur condividendo con esso alcune caratteristiche, se ne differenzia in molti aspetti.

In genere il fenomeno del bullismo si fonda sull’aggressività, la quale si manifesta attraverso una forma di prepotenza intenzionale, esercitata dall’aggressore, che va a creare un’asimmetria di potere, eseguita nel tempo, provocando alla vittima elevate sofferenze. Tuttavia, se nel bullismo convenzionale l’asimmetria di potere che viene esercitata dal bullo nei confronti della vittima è di tipo fisico o sociale, in questa nuova forma di aggressività il potere viene imposto attraverso l’abilità e le competenze acquisite nelle nuove tecnologie.

Infatti, chi esercita il cyberbullismo si serve della posta elettronica, della messaggistica istantanea, dei blog, degli sms, degli mms o dell’uso di siti web con contenuti offensivi per effettuare azioni di bullismo. Il potere risiede proprio nella capacità di riuscire a molestare gli altri assicurandosi del proprio anonimato (anche se in realtà non è mai anonimo); è proprio questo aspetto che fa sì che venga diminuito ulteriormente il senso di responsabilità da parte del cyberbullo. Prima di parlare del cyberbullismo, è opportuno differenziare tale fenomeno dai comportamenti chiamati cyber minacce o cyber chiacchiere, in quanto tale terminologia è solita essere utilizzata nel momento in cui è coinvolta una figura adulta.

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Con il termine cyberbullismo ci si riferisce a: «volontari e ripetuti danni inflitti attraverso l’uso del computer e di altri dispositivi elettronici».  Un ulteriore aspetto di fondamentale rilevanza nella distinzione tra cyberbullismo e bullismo tradizionale, è che, mentre nel bullismo tradizionale, le vittime una volta rientrate nel proprio luogo di abitazione erano al sicuro, in quanto, era la loro casa a proteggerle, nel cyber bullismo, invece, i bulli possono infiltrarsi nelle case delle vittime, materializzarsi in ogni momento della loro vita, perseguitandole con messaggi, immagini, video offensivi, inviati con i videotelefonini o pubblicati su qualche sito con l’ausilio di Internet. Si distingue tra cyberbullismo diretto e indiretto:

  • diretto: quando i messaggi, le chat, le email hanno un effetto immediato sulla vittima;
  • indiretto: quando il bullo posta o denigra la sua vittima usando aree pubbliche della rete, dove i contenuti diventano pubblici e condivisibili.

Le tipologie di Cyberbullismo possono essere diverse e si riscontrano:

  •  flaming– messaggi elettronici violenti e volgari, mirati a suscitare battaglie in un forum tra due o più contendenti;
  • harassment– messaggi offensivi, insultanti, disturbanti, inviati ripetutamente nel tempo;
    •    cyberstalking– molestie insistenti e intimidatorie, tanto da ingenerare nella vittima timore per la propria incolumità fisica. In questo caso, può anche essere diffuso online materiale riservato ed intimo;
  •  denigration– diffusione online di pettegolezzi e/o altro materiale offensivo, nell’intento di danneggiare la reputazione o le amicizie di un coetaneo;
  •  impersonation– furto dell’identità di qualcuno, di cui si viola l’account o si ottiene in modo consensuale l’accesso. Il bullo si fa passare per la vittima, invia dal suo profilo messaggi o email, con l’obiettivo di danneggiare o compromettere la sua reputazione e la sua rete sociale;
  • outing e trickery– diffusione di confidenze spontanee di un coetaneo, immagini riservate o intime precedentemente salvate;
  •  esclusione– emarginazione del coetaneo da un gruppo online;
  •  cyberbashing o happy slapping– pubblicazione online di filmati, in cui la vittima viene picchiata e insultata dal bullo al cospetto di un gruppo, che riprende la scena.

Si riportano, inoltre, di seguito le principali differenze tra Bullismo e Cyberbullismo evidenziate nel corso della campagna nazionale di informazione e sensibilizzazione “Smonta il Bullo” pubblicate dal MIUR.

È bene evidenziare che entrambi i fenomeni non sono da sottovalutare né da parte di insegnanti né da parte dei genitori in quanto le conseguenze per la salute delle vittima possono essere molto gravi includendo ansia, depressione, aggressività, perdita della fiducia in sè, fino al suicidio. L’intervento psicologico è, pertanto, fondamentale per fornire un supporto concreto alle vittime, così come anche nei confronti di chi compie atti di violenza, può offrire strumenti per gestire aggressività e comportamenti devianti. Molto utili inoltre si rilevano gli interventi di gruppo soprattutto per quanto riguarda il bullismo a scuola che permettono di rilevare e intervenire sia sulle caratteristiche individuali degli alunni, sia su quelle del gruppo-classe nel suo complesso.