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Autostima: quando chiedere aiuto a uno psicologo?

“Impara a piacere a te stesso. Quello che pensi tu di te stesso è molto più importante di quello che gli altri pensano di te”, “Non sono brava in niente”, “sono stato una delusione per tutti”, “non esco perché non ho voglia di farmi vedere dagli altri, se non mi piaccio io figuriamo cosa possono pensare loro”

sono solo alcune delle frasi che uno psicologo può ascoltare nella sua stanza e che parlano di come le persone si percepiscono. Ma che cos’è l’autostima, termine che sempre più è entrato nel gergo comune?

L’Autostima è essenzialmente una esperienza soggettiva legata più a ciò che ciascuno sente e pensa a proposito di se stesso, che non a quello che gli altri credono di lui, fatta eccezione per alcune figure di particolare riferimento. Stima, deriva di fatto dal latino “estimare” che significa valutare, determinare il valore di qualcosa o di qualcuno.  La nostra personalità ha un valore che si determina, da un lato, sulla base delle nostre qualità personali e caratteriali e, dall’altro, dalla risposta e dall’apprezzamento che gli altri ci restituiscono rispetto a queste nostre qualità. Infatti, con il passare degli anni, l’educazione familiare, il contesto ambientale e culturale in cui viviamo, nonché l’interpretazione che diamo ai fatti che ci accadono, influiscono notevolmente sulla creazione della nostra identità.

autostima: chiedere aiuto a psicologo di Cagliari e lecco

Potremo, riassumendo, dire che l’autostima origina dal confronto tra l’immagine che ciascuno ha di se stesso (Sé percepito) e l’immagine di ciò che invece si vorrebbe essere (Sé ideale) e, in genere, più la prima è lontana dal Sé ideale, tanto più si potrà avere una bassa stima di se stessi e viceversa. La presenza di un sé ideale può essere, infatti, uno stimolo alla crescita, in quanto induce a formulare degli obiettivi da raggiungere, ma, al contrario, può generare insoddisfazioni ed altre emozioni negative se lo si avverte molto distante da quello reale. Concentrandosi, pertanto, su obiettivi che non rispecchiano la propria naturale personalità, impegnandosi a raggiungere un “Io” ideale che in realtà non è, la persona può trovarsi a vivere un malessere profondo costituito da ansie da prestazione, insicurezze, frustrazioni e stress e che possono sfociare in psicosomatizzazioni anche gravi.

Tra gli effetti di una disistima personale abbiamo, in genere:

  • senso di inferiorità rispetto agli altri;
  • insicurezza e paura di sbagliare;
  • difficoltà nel rapportarsi naturalmente con gli altri;
  • ansia e preoccupazione;
  • problemi di coppia;
  • difficoltà a parlare in pubblico;
  • paura di essere giudicati;
  • sensi di colpa;
  • frustrazioni;
  • paura di perdere gli altri;
  • gelosia eccessiva…

Gli elementi sui quali si fonda una sana autostima consistono, invece, nel vivere in modo consapevole, nel sapersi accettare, nell’assumersi le proprie responsabilità, nel farsi valere, nell’avere uno scopo nella vita e nell’essere coerenti (integrità personale). In particolare ciò significa che, per avere una buona stima di sé, occorre innanzitutto avere una buona consapevolezza di sé – quindi essere consapevoli dei propri limiti e pregi, dei propri desideri, sentimenti, bisogni anche quando non ci piacciono, degli obiettivi che si intendono raggiungere, dei successi e degli insuccessi ottenuti – e del nostro modo di agire nel mondo.

In secondo luogo avere una buona stima di sé implica la capacità di accettarsi anche quando non si prova ammirazione o apprezzamento per le proprie sensazioni o decisioni. Nel loro insieme tutti questi aspetti consentono di sentirsi sufficientemente capaci di avere uno scopo nella vita, una meta da raggiungere attraverso azioni coerenti che siano espressione di ciò che siamo e dei valori che ci appartengono. E i fatti, associati all’accettazione incondizionata di noi stessi, si ripercuotono sul nostro senso di efficacia, sulla percezione di essere competenti e, quindi, in ultima analisi sulla stima che abbiamo di noi stessi.

bassa autostima: chiedere aiuto a psicologo di Cagliari e lecco

E’ importante comprendere, al fine di non demoralizzarsi rapidamente per le facili fluttuazioni in positivo/negativo alle quali andremo inevitabilmente incontro nel percorrere il nostro cammino di crescita che:

“la fiducia in se stessi e l’autostima sono da considerarsi come un aspetto plastico della personalità, un aspetto che può essere incrementato e che non è dato una volta per tutte e quindi non è né fissa né immutabile.” (André, Lelord, Branden)

Avere alta o bassa autostima si riflette quindi naturalmente anche sul modo di presentarsi e relazionarsi agli altri. Ad esempio, diventando osservatori consapevoli delle nostre ed altrui modalità comportamentali, possiamo notare che le persone con un buon livello di sana autostima, tendono ad utilizzare in prevalenza aggettivi positivi e che hanno una buona capacità di descrivere le proprie qualità senza tuttavia mai eccedere nel cercare di compiacere e/o prevaricare gli altri.

Allo stesso modo, possiamo notare che coloro invece che vivono interiormente un livello di scarsa autostima, tendono ad utilizzare una prevalenza di aggettivi negativi, mostrano e percepiscono un maggior imbarazzo nel parlare di sé e risultano spesso poco convincenti nel descrivere le qualità effettivamente possedute.

Per superare questa stato doloroso, in cui si sente di non aver valore e capacità non esistono ricette miracolose. Un lavoro psicologico su se stessi attraverso il quale capire cosa realmente vogliamo per imparare ad amarci per ciò che siamo, è sicuramente un passo fondamentale. Tuttavia è altrettanto importante provare a sperimentarci anche da soli, “allenando” un po’ la nostra autostima e ricordandosi che è fondamentale imparare ad accettarsi con i propri pregi e difetti, smascherare i condizionamenti familiari che ci sono stati trasmessi in maniera inconsapevole per scoprire l’esistenza di patti di fedeltà, con uno dei nostri genitori o con qualche componente del nostro sistema familiare, riscoprire la propria vera identità e riappropriarsi di una buona immagine di se stessi.

Le domande da porsi per provare a comprendersi meglio sono quindi: “Cosa voglio veramente?”, “Ciò che voglio e desidero è veramente mio o di qualcun altro?”, “Chi mi diceva queste cose? Chi sta parlando dentro di me?”, utili per provare ad innescare un meccanismo di cambiamento che aiuti ad acquisire maggior sicurezza in noi stessi.