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Attacchi di Panico? Quando chiedere aiuto a uno psicologo?

“Il fastidio al petto è insopportabile e il cuore inizia a battermi fortissimo. Riesco solo a pensare che non si può morire in un modo così stupido. Cerco di reagire. Visto che ho a disposizione forse ancora pochi secondi, devo fare di tutto per non restare solo. Se dovessi svenire nessuno mi soccorrerebbe, meglio scendere in strada! Entro in farmacia. Il farmacista dice che con questo caldo è normale, sicuramente avrò la pressione al minimo. Me la misura. È alta. Mi chiede se è un periodo di stress. “Certo!” gli rispondo. “Probabilmente lei ha una crisi di ansia, deve tornare a casa e starsene tranquillo.”
(Giovanni Allevi)

Con Attacco di Panico si intende un periodo delimitato di intensa paura o disagio, in assenza di un reale pericolo, caratterizzato dai ì sintomi somatici o cognitivi come:

  • palpitazioni,
  • sudorazioni,
  • tremori fini o ad ampie scosse,
  • sensazioni di dispnea o di soffocamento,
  • sensazione di asfissia,
  • dolore o oppressione al petto,
  • nausea o disturbi addominali,
  • vertigini o sensazione di testa leggera,
  • derealizzazione o depersonalizzazione,
  • paura di perdere il controllo o di “impazzire”,
  • paura di morire,
  • parestesie, brividi o vampate di calore.

L’inizio dell’attacco è improvviso, raggiunge l’apice in circa 10 minuti, ed è generalmente accompagnato da un senso di pericolo, di catastrofe imminente e dall’urgenza di allontanarsi. Raramente dura più di 30 minuti.

Chi ha avuto attacchi di panico inaspettati descrive, di solito, una paura molto intensa, accompagnata dal pensiero di essere in procinto di morire, di perdere il controllo, di avere un infarto o un ictus, di “impazzire”, associato al desiderio impellente di fuggire dal luogo in cui si sta manifestando l’attacco.

attacchi di panico: chiedere aiuto a psicologo di Cagliari e lecco

Il panico è un fenomeno che, normalmente, ha una funzione protettiva per l’organismo nelle situazioni di estremo pericolo ambientale. Si presenta quando il soggetto è sottoposto ad una improvvisa, incombente e grave minaccia e non può nè fuggire nè opporsi efficacemente al pericolo. È una risposta a stress estremi come il pericolo di morte, la tortura, un cataclisma, una notizia gravissima (come ad esempio accade nel disturbo post traumatico da stress). L’attacco di panico è, invece, un’esperienza di panico in una situazione in cui non vi è alcuna minaccia ambientale concreta, estrema e presente. È un episodio di ansia acuta senza sostegno in quanto ci si sente soli ad affrontare un pericolo percepito come estremo di fronte al quale ci si sente inadeguati.

L’eccitazione è così intensa, incontenibile e senza sostegno che ciò che si avverte è il pericolo di morte. Nell’attacco di panico, quindi, ciò che crea l’esperienza è lo scarto improvviso tra eccitazione e sostegno; per spiegarci meglio l’eccitazione cresce ma non c’è un adeguato sostegno interno ed esterno e la sensazione è pari ad una improvvisa perdita di ciò a cui sentiamo abitualmente di appartenere e che da sempre ci appartiene.

Proprio per tale motivo, l’attacco di panico diventa un’esperienza estremamente stressante fisicamente e mentalmente, che può generare nel soggetto una forte sensazione di fragilità e perdita del benessere, fino a condurre ad un’ansia anticipatoria, detta anche “paura della paura”, innescando così un circolo vizioso dal quale diventa difficile uscirne. A questa forte sensazione di fragilità possono accompagnarsi anche l’ipocondria, ossia una distorsione delle normali sensazioni che provengono dall’interno del corpo, erroneamente interpretate come sintomi di malattia grave, e l’evitamento fobico che porta ad evitare le situazioni in cui l’attacco di panico potrebbe manifestarsi: se da un lato questo riduce la probabilità di sperimentare un ulteriore attacco, dall’altro rinforza la condotta di evitamento fobico.

attacchi di panico: chiedere aiuto a psicologo di Cagliari e lecco

Inquadrato bene che cos’è l’attacco di panico, se vi trovate in una condizione di questo tipo vi fornisco anche una buona notizia: i risultati terapeutici a breve-medio termine sono più che soddisfacenti con percentuali di remissione dei sintomi attorno al 90% e il 45% di questi manterrà non tanto la remissione, quanto addirittura un miglioramento clinico della sintomatologia a due anni dall’inizio del trattamento.

Il disturbo di panico non va sottovalutato proprio per evitare il rischio che si cronicizzi e renda difficile vivere i diversi ambiti della vostra vita. Il trattamento, che può essere farmacologico, psicologico, psicoterapeutico ed educativo-comportamentale, deve mirare ad una partecipazione da protagonista attivo del cambiamento da parte del paziente, chiave di volta per ottenere un risultato qualitativamente ottimale e duraturo nel tempo.