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Abuso Sessuale su Minori e Traumi Infantili

“Stavamo fuori a cena.. mi ha detto:  vai a prendere il dolce.. stavano tutti fuori.. lui stava in sala da pranzo che è attaccata alla cucina, io andavo in cucina lui mi ha detto di andare lì vicino e di mettermi seduta.. lui stava sul divano.. ci sono andata .. era la prima volta, ha cominciato a toccarmi, all’inizio mi ha toccato qua poi dopo anche qui.. era seduto così.. ho pianto.. e ho pianto anche dopo.. allora sono andata in cucina a prendere il gelato”

Secondo la definizione dell’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) si parla di condizione di abuso e di maltrattamento allorché i genitori, tutori o persone incaricate della vigilanza e custodia di un bambino approfittano della loro posizione di privilegio. In ambito legale può essere utile una definizione circostanziata relativa all’abuso che specifichi quali atti siano concessi e quali no, quale sia l’età critica che trasforma un atto sessuale in un atto di abuso, per poter giungere ad una decisione in merito alla colpevolezza dell’imputato e all’entità del danno subito.

Una delle prime difficoltà nella ricerca psicogiuridica sull’abuso sessuale risiede, pertanto, nella definizione di abuso, o meglio nel saper discriminare quando un toccamento non è più una carezza ma un abuso, e nella differenza tra violenza sessuale e abuso sessuale, visto che l’abuso sessuale è una violenza ma non sempre si manifesta con le caratteristiche proprie di violenza.

abuso sessuale su minori: quando chiedere l'aiuto di uno Psicologo a Cagliari e Lecco

Una prima definizione di violenza sessuale la indica come una “aggressione fisica che determina danni psicologici duraturi in chi la subisce; può essere perpetrata da una o due persone conosciute o meno dalla vittima, ed è accompagnata in più della metà dei casi da danni, anche gravi, a livello fisico”. Tale definizione non è, però, in grado di discriminare tra “contact abuse” e “non contact abuse”, considerando che nella maggior parte dei casi si considera abusante anche l’esibizionista sessuale che non ha contatti fisici con la sua vittima. Questa difficoltà nel definire l’abuso sessuale in termini psicologici viene condivisa anche dalla giurisprudenza ma si può giungere a definire abuso ogni violenza, minaccia, frode, sostituzione di persona o uso inappropriato della propria autorità ove si approfitti di una condizione di inferiorità fisica o psichica al momento del fatto.

Da un punto di vista puramente psicologico si potrebbe affermare che qualsiasi attivazione di desiderio sessuale in un adulto nei confronti di un bambino rappresenta una patologia che può dar luogo ad abuso. Tuttavia, è pure evidente che quando tale desiderio è sufficientemente controllato da non essere espresso in azioni e, quindi, non c’è consapevolezza di esso nella vittima, o si manifesta in forme tali da non essere da essa direttamente percepibile (pensiamo ad esempio ad atti di voyerismo), non è appropriato parlare di abuso.

Forse la definizione utilizzata da Kempe è ancora la più valida, proprio per la sua ampiezza e genericità; l’autore infatti afferma che si deve considerare abuso sessuale ogni situazione in cui il bambino sia tratto ad espressioni sessuali alle quali non può liberamente consentire con totale consapevolezza in ragione della sua giovane età, o che violino radicati tabù sociali. Tale definizione evita la specificazione dei singoli atti effettuati, di cui conosciamo la tipica evoluzione nel tempo, permettendo di classificare (e considerare, almeno ai fini dell’intervento clinico e protettivo) come abuso anche le prime sfumate manifestazioni di interessamento e di seduzione rivolte dall’adulto al bambino.

Psicologo a Cagliari e Lecco per Abuso Sessuale su Bambini

Ridimensiona anche l’importanza del concetto di “violenza”, ambiguo e in definitiva pericoloso da maneggiare quando debba essere applicato a situazioni in cui i legami affettivi di partenza siano tanto forti da imporre reazioni di adattamento capaci di diluire il significato intrusivo e predatorio che la stessa situazione assumerebbe se vissuta al di fuori di quella relazione. Include, da ultimo, il concetto, importante, di violazione dei tabù sociali, niente affatto inutile quando ci si debba orientare sulla valenza o meno di abuso delle interazioni sessualizzate tra minorenni, ad esempio: anche qui il criterio della differenza d’età tra abusante e vittima, usato anche sul piano legislativo sia nel nostro che in altri Paesi, può essere carente e portare artificialmente all’esclusione dell’abuso in casi di incesto tra fratelli, quando viceversa sul piano clinico esistono tutti i presupposti per il configurarsi di una situazione altamente traumatica.

Le linee guida in tema di abuso su minori redatte dalla SINPIA (Società Italiana di Neuropsichiatria dell’infanzia e dell’Adolescenza) definiscono l’abuso sessuale con tutte quelle pratiche manifeste o mascherate a cui vengono sottoposti i bambini. L’abuso sessuale si suddivide in tre tipi a seconda del rapporto esistente tra il bambino e l’abusante:

  •  abuso sessuale intrafamiliare, se l’abusante è un familiare;
  • abuso sessuale extrafamiliare, se l’abusante è una figura estranea al nucleo familiare;
  • abuso sessuale perifamiliare, se l’abusante è una persona non legata alla vittima da uno stretto grado di parentela ma che, comunque, gravita attorno all’ambiente familiare.

psicologo Cagliari e lecco per abuso sessuale su minori

Gli abusi sessuali intrafamiliari possono, a loro volta, suddividersi entro tre diversi sottogruppi:

ABUSI SESSUALI MANIFESTI (sfruttamento sessuale e/o pornografia): si svolgono per opera di abusanti riconosciuti in padri e figure maschili a connotazione paterna (nuovi partner), madri, fratelli e sorelle maggiori, nonni e zii conviventi.

ABUSI SESSUALI MASCHERATI: comprendono le pratiche genitali inconsuete e l’abuso assistito.

  • Le pratiche genitali inconsuete, quali i lavaggi dei genitali, le ispezioni ripetute (anali, vaginali), le applicazioni di creme, nascondono a volte gravi perversioni o strutture fobico-ossessive o psicotiche dei genitori responsabili dell’erotizzazione di questi comportamenti connotati da una forte intrusività sessuale che può danneggiare la coscienza corporea del bambino. Questi abusi si accompagnano talvolta a macchie discromiche nell’area anogenitale dovute all’applicazione incongrua di pomate e creme vaginali, alle abluzioni o ad alterazioni fisiche e infezioni ricorrenti. Occorre comunque sottolineare che queste pratiche sono sovente oggetto di denunce infondate di abuso sessuale all’interno di conflitti che accompagnano o seguono una separazione coniugale.
  • Nella forma dell’abuso assistito i bambini vengono fatti assistere all’attività sessuale dei genitori, non come fatto occasionale ma su precisa richiesta dei genitori stessi. In altre situazioni più complesse e più perverse il bambino viene fatto assistere all’abuso sessuale che un genitore agisce su un fratello o una sorella.

DENUNCE INFONDATE (o falsi positivi): comprendono gli abusi dichiarati ma in realtà non concretamente consumati, trattandosi di:

  • una convinzione errata, a volte delirante, che il figlio o la figlia siano stati abusati;
  • un fraintendimento delle parole dette da un bambino;
  • una consapevole accusa di un coniuge contro l’altro coniuge;
  • un effetto di una sindrome di alienazione genitoriale;
  • una  dichiarazione non veritiera o esagerazione da parte dello stesso minore;
  • una dichiarazione sorta all’interno di interviste suggestive.

Occorre sempre tenere presente che il coinvolgimento di un bambino in una denuncia infondata, specie allorquando da essa derivano provvedimenti giudiziari e psicosociali che incidono sulle relazioni intrafamiliari, può produrre effetti negativi sul suo funzionamento psicologico, sociale ed adattivo sovrapponibili a quelli che si verificano nelle condizioni di abuso realmente esperite.

psicologo Cagliari e lecco: abuso sessuale su bambino

L’abuso sessuale extrafamiliare, invece, si radica spesso in una condizione di scarso controllo familiare e/o di trascuratezza affettiva che spinge il bambino e la bambina ad accettare le attenzioni affettive erotizzate di una figura estranea.

Il termine abuso al quale mi riferisco non si riferisce alla frequenza, alla quantità o alla qualità del trauma, ma è tale per quella condizione della vittima abusata che è:

  • incapace di essere consapevole del reale significato di ciò che le viene proposto,
  • incapace di essere responsabile delle conseguenze di quanto accetta,
  • incapace di dare un consenso lecito, legale e illegittimo.

Da un punto di vista clinico, l’abuso sembra essere presente quando si concretizzano, pertanto, tre particolari fattori: la differenza di potere per cui la persona che compie l’atto controlla  o influenza la vittima con o senza l’uso della forza, la differenza di conoscenze per cui la vittima possiede una minore conoscenza delle implicazioni e delle conseguenze dell’atto sessuale, la differenza nella gratificazione per cui l’atto risulta gratificante solo per l’abusante e assume tutt’un altro significato per la vittima.

In questi casi si abusa della condizione di incapacità di intendere e di volere per imporre un consenso che riguarda la sfera della propria intimità fisica e psicologica.  È rilevante anche evidenziare che l’abuso sessuale potrebbe non sempre essere percepito dall’abusato come una esperienza traumatica. Spesso, infatti, l’abusante propone la molestia come un gioco lecito e, solo in secondo momento, avanza le sue pretese. Questa modalità di azione riduce il rischio di denuncia, pertanto, un minore potrebbe trovarsi invischiato in una sorta di complicità perversa con un inconscio adattamento-accettazione estremamente deleterio, proprio perché l’abusante sa accattivarsi la fiducia e la simpatia dei bambini e dei loro genitori.

abuso sessuale su minori a Cagliari e lecco: aiuto psicologico

Ci si chiede spesso come poter comprendere se, ad esempio, il rifiuto di una bambina di ritornare a casa dello zio indichi un capriccio o un comportamento dettato da altri bisogni o, invece, un reale disagio che la bambina non riesce a comunicare verbalmente in modo diretto. Ci rifacciamo in questi casi, soprattutto nella pratica psicoforense, ai cd indicatori di abuso che possono essere definiti come una variazione del comportamento abituale non necessariamente sintomatica. Uno dei criteri maggiormente condivisi in tal senso è quello di ritenere più significativi quegli indicatori che riguardano l’area affettivo emotiva e i comportamenti con riferimento immediato agli organi sessuali. Le osservazioni particolari che possono variare a seconda dei sono tutte quelle che tengono conto della articolazione dei fatti di causa. I sintomi comportamentali possono avere quattro caratteristiche traumatogene come:

La sessualizzazione traumatica

  • Il tradimento: il senso di dipendenza e di fiducia verso chi abusa vengono traditi generando angoscia, depressione, dipendenza, rabbia, incapacità di fidarsi degli altri, repulsione e aggressività;
  • Il senso di impotenza: le esigenze, la volontà e i desideri del bambino soccombono di fronte a quelli dell’aggressore. Da qui possono generarsi ansie, paure, fobie, incubi, ipervigilanza, tendenza al vittimismo, disturbi somatici, fuga, comportamento aggressivo o delinquenziale;
  • La stigmatizzazione: il bambino si sente responsabile o in errore o da incolpare per quanto accaduto il che può generare colpa, vergogna, isolamento, crollo dell’autostima, pensieri suicidari e comportamenti criminali.

Gli indicatori di abuso sessuale possono, pertanto, essere suddivisi tra:

  • Generali: Ansia e paura, Disturbi del sonno, Ritiro-chiusura, Dolori somatici, Aumento di giochi sessuali, Comportamento sessuale inadeguato, Problemi scolastici, Acting out, Comportamento autodistruttivo, Depressione e bassa autostima;
  • Osservabili anche da educatori e non clinici: Atteggiamento remissivo, Conoscenza precoce del comportamento sessuale degli adulti, Allusioni con parole, gesti, disegni alle attività sessuali, Aggressività verso adulti e coetanei, Comportamento seduttivo, Scarsa socializzazione, Riduzione del rendimento scolastico, Rifiuto ad esporre il proprio corpo tra coetanei, Rifiuto di visite mediche;
  • Osservabili da clinici (psicologi o psichiatri): Perdita di autostima, Incubi notturni, Crisi d’ansia, Sintomi fobico-ossessivi, Depressione, Masturbazione eccessiva, Distorsione della percezione corporea, Disturbi psicosomatici nel comportamento alimentare e/o sfinterico, Pubertà precoce

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Quasi tutti questi classici indicatori di abuso sessuale si possono, però, riscontrare anche in bambini non abusati. Per tale motivo, si tende a prediligere l’insorgenza di:

  • Timore di essere lasciato solo;
  • Paura nei confronti di una particolare persona;
  • Cambiamenti repentini nel comportamento;
  • Inusuale attenzione per il proprio corpo.

Quando parliamo di presunto abuso sessuale su minori, è sempre bene ricordare che ci muoviamo su un terreno molto difficile per tutte le implicazioni che possono da esso derivare, compreso il pericolo che il reato venga reiterato dal presunto autore verso la stessa o altre vittime. Pertanto, quando lo psicologo viene a conoscenza di una situazione di questo tipo, è obbligato alla denuncia:

  • con riferimento alla violenza sessuale vera e propria fino a che il minore non ha compiuto quattordici anni;
  • oltre i quattordici anni e fino ai sedici anni solo qualora l’autore sia uno di quei soggetti a lui particolarmente vicini;
  • se il fatto è comunque connesso con altro delitto per il quale si deve procedere d’ufficio.

Ciò che preme evidenziare è l’esigenza – ribadita dall’art. 13, comma 1, del Codice deontologico – che lo Psicologo limiti la trasmissione delle sue conoscenze, riguardo ai fatti, allo stretto necessario, non perdendo di vista il proprio compito primario, costituito dalla tutela psicologica del soggetto assistito. Il criterio guida, anche nell’eventuale segnalazione all’Autorità, deve infatti essere costituito, nei limiti del possibile, dalla riservatezza in ordine a quanto appreso nell’ambito del rapporto con il paziente e le modalità dell’adempimento dell’obbligo di denuncia devono caratterizzarsi per una particolare attenzione ad evitare possibili forzature che finirebbero con il compromettere i valori più profondi ai quali l’intera categoria professionale si ispira.